Il Grand Tour

Gore Vidal e mia madre
Gore Vidal e mia madre

Ci sono in Italia i “caffé letterari” e le “trattorie d’autore”, a dimostrazione che a tavola si sono scritte belle pagine di storia, letteraria e non. E le città che hanno a cuore la propria memoria si sono preoccupate di raccogliere documenti e testimonianze da esibire con legittimo orgoglio, in pubblicazioni di pregio.

Anche Amalfi, per la curiosità che accende nell’immaginario collettivo mondiale, è stata cornice magica di ispirazione per grandi artisti, a cominciare dai viaggiatori del grand tour. Ma c’è stato un periodo più recente, gli anni ’60 del 1900, in cui i tavoli de “La Caravella” hanno registrato i colti e piacevoli conversari di poeti, romanzieri, pittori, gente del cinema, dello spettacolo, della moda, dell’economia. Io ne sono stato anfitrione ospitale, testimone attento, coprotagonista entusiasta.

Qui ho raccolto le anticipazioni dell’Elogio di Amalfi di Salvatore Quasimodo. Qui ho ascoltato in anteprima alcune delle più belle liriche delle “rime di viaggio per la terra dipinta” dalla voce calda di Alfonso Gatto. Qui mi sono lasciato coinvolgere dalla passionale gioia di vivere di Alberto Bevilacqua. Qui ho raccolto le confidenze di Diego Fabbri. Qui mi sono incantato all’affabulazione poetica di due giganti del cinema: Federico Fellini e Alberto Lattuada.

Qui, sotto gli occhi vigili di Lucio Amelio e Filiberto Menna, intellettuali di spessore internazionale, ho visto nascere la straordinaria avventura della “Pop Art” con Andy Wharol, Duchamp, Kounnellis e i nostri Agnetti, Pistoletto e Del Pezzo, con Marcello Rumma a farmi da spalla e con Amalfi che recitava il ruolo di capitale mondiale della pittura d’avanguardia in un filo diretto con le grandi capitali europpee della cultura e dell’arte e con New York che le invidiava il primato.

Qui, complice il calore della buona tavola, Schubert e Litrico, le sorelle Fontana e Roberta da Camerino, la principessa Galitzine e i Vergottini, con la straordinaria managerialità di Pino Correnti, trasferirono una scheggia di creatività del “Made in Italy”, che si materializzava nell’happening colorato, festoso e coinvolgente della “moda mare“, nella baia della città luminosa alla gloria del sole della primavera.

L’albo d’oro della Caravella non vanta solo le presenze di poeti e narratori di gran rilievo, di personagi noti del mondo del cinema e dello spettacolo, ma anche di prestigiosi esponenti del jetset internazionale. Di qui sono passati, tra gli altri, per una pausa di relax e di riservata convivialità, la regina del Belgio, Paola Ruffo di Calabria, Aldo Moro, Jacqueline Kennedy, all’epoca first lady americana e Gianni Agnelli, l’Avvocato per antonomasia, e tutti se ne andarono con negli occhi lo stupore dei panorami di Amalfi e nel cuore il ricordo gradevole di una ospitalità tanto calda quanto esclusiva, all’insegna dei sapori e saperi delle tradizioni della Caravella.

Io sono orgoglioso testimone e custode di questa memoria.

Giuseppe Liuccio
Presidente A.A.S.T. di Amalfi dal 1963 al 1972
dal libro “Cucine da Nobel 2002”

Leggi i “Ricordi e aneddoti” di Giuseppe Liuccio